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martedì 20 marzo 2018

Pungente, ironica e romantica Bridget





Chi non ha visto almeno una volta il film “Che pasticcio Bridget Jones”? o letto il libro? O si è trovato a fare, anche per un breve istante, il tifo per quella inguaribile pasticciona?


Come sempre la simpatica, irriverente, autoironica e frizzante Bridget riesce a regalare momenti di leggerezza e divertimento.

Dopo aver visto i due film, tratti dai libri: “Il diario di Briget Jones” e “Che pasticcio Bridget Jones”, la curiosità ha avuto la meglio e ho deciso di scoprire che cosa aveva in serbo ancora una volta la nostra Bridget, una donna ormai arrivata al suo 50esimo compleanno, con due figli pestiferi e adorabili al tempo stesso. La vita non è stata generosa con la protagonista, che dopo alcuni anni di matrimonio, si trova improvvisamente vedova, a causa dell'improvvisa morte del tanto amato Mark. Il terzo libro della saga di Bridget Jones tratta alcuni delicati, e molto attuali temi:
- la solitudine per vedovanza, quando si è ancora piuttosto giovani e con due figli da crescere;
- la fatica di essere una mamma sola a tempo pieno con numerose difficoltà da fronteggiare; 
- l'incertezza e la paura di un futuro senza un uomo accanto;
- la facilità con la quale si sviluppa una dipendenza dai social;
- la voglia di un po' di amore e … molto sesso. Si, il sesso sembra essere un tema molto presente nel libro, a tratti, in modo eccessivo, tanto da apparire il pensiero fisso della protagonista... ma in fondo non è stato così anche negli altri due libri?

Personalmente mi accade che le emozioni, la curiosità e la piacevolezza della lettura date da un libro al suo esordio, svaniscono  proporzionalmente con l'aumentare dei sequel, e anche questa volta, nonostante il libro sia leggero e frizzante, è stato lo stesso.

Finale a lieto fine, numerose parolacce per colorire il testo e una trama piuttosto scarna sono le caratteristiche di questo terzo romanzo della saga di Briget Jones. E per chi desiderasse conoscere ancora qualche pettegolezzo o particolare piccante c'è anche il quarto libro "Bridget Jones’s Baby. I diari."

Un diverso punto di vista e una critica più accattivante qui:https://www.illibraio.it/bridget-jones-baby-libri-film-386711/.

A voi la scelta e buona (se vorrete) lettura!


lunedì 26 febbraio 2018

Il corpo accusa il colpo: mente, corpo e cervello nell'elaborazione delle memorie traumatiche - Bessel Van der Kolk



Un manuale denso ma scorrevole, estremamente utile ad ogni terapeuta che voglia comprendere sempre meglio il linguaggio del corpo del paziente davanti a lui, di quel paziente che purtroppo ha conosciuto il lato meno bello della vita e ancora non riesce a raccontarsi l'accaduto. 


"Questo è un libro che ci riguarda. Parla di noi e a noi, e non tanto e non solo come clinici e operatori del settore, ma come esseri umani", così narra l’incipit del libro “Il corpo accusa il colpo”, scritto dal Dr. Bessel Van Der Kolk, psichiatra e clinico che ha dedicato la propria carriera allo studio, comprensione, e alla cura del trauma declinato nelle sue diverse sfaccettature; il trauma che ognuno di noi segretamente spera “non capiti mai a me”, perché in questo modo è più facile da affrontare, razionalizzare … ignorare; un tema che tuttavia, per la professione che un terapeuta sceglie, si troverà a dover guardare da vicino, respirare, sentir pungere sulla pelle. Il libro, strutturato in 5 parti, si snoda attraverso il racconto della carriera lavorativa di Van Der Kolk, degli studi fatti, delle esperienze personali che sono diventate successivamente strumenti di cura; l'autore ci accompagna in questo viaggio partendo proprio dai suoi primi pazienti: i soldati di ritorno dalla guerra del Vietnam per giungere alla Fondazione del Trauma Center e alla sua ampia casistica di pazienti vittime di trauma.
La prima parte: affronta ciò che successe ai soldati di ritorno dalla guerra del Vietnam, quali furono le loro reazioni comportamentali (come per esempio la ricerca di attività pericolose) e le alterazioni biologiche, l'importanza e il ruolo che i farmaci hanno avuto nei primi anni degli studi sul trauma, e quanto il loro utilizzo non sia una soluzione ai terribili eventi vissuti dai pazienti. Segue poi una spiegazione a livello neurologico di ciò che accade alle persone colpite dal trauma e di come il funzionamento cerebrale venga modificato, e di conseguenza come non sia possibile a livello comportamentale e linguistico accedere ad alcune risorse.

Nella seconda parte: viene trattato in modo dettagliato il funzionamento cerebrale in relazione all'elaborazione di informazioni provenienti dall'esterno e come un'esperienza traumatica modifichi il funzionamento di specifiche aree cerebrali e di conseguenza: comportamenti, pensieri ed emozioni del paziente. I cambiamenti neurologici si traducono in una perdita del proprio corpo e del senso di sé, elementi fondanti da recuperare all'interno di una terapia. Situazioni traumatiche possono originare risposte completamente diverse: attacco o fuga in contrapposizione a congelamento. Avere una visione chiara in questo senso è determinante nell' impostazione e scelta terapeutica.

La parte terza esamina la teoria dell'attaccamento con particolare interesse alle sue origini, a quali pensieri, comportamenti e rischi l’attaccamento predisponga, l'importanza e le conseguenze che derivano dall'atteggiamento del caregiver. Procede dando voce al corpo: a come cioè pazienti che hanno subito traumi dell'infanzia possano manifestare un disagio a livello del corpo, a volte senza che ci sia consapevolezza, per esempio attraverso il cutting o l'obesità. Fare diagnosi di disturbo post traumatico da stress è da sempre stato molto difficile, anche a causa dell’assenza di una appropriata etichetta diagnostica che in passato ha comportato, per i pazienti, un’attribuzione erronea di una moltitudine di disturbi sempre diversi, proprio a causa di una dispercezione della relazione esistente tra il trauma e la sua manifestazione psichica e corporea. 

La quarta parte è dedicata alla modalità in cui, in seguito a un trauma, la memoria autobiografica immagazzini il ricordo in modo frammentario e come questo possa essere riattivato in modo forte da specifici trigger. L'esperienza traumatica crea dissociazione, i racconti sono un insieme di pezzi sconnesso e senza un filo coerente, alcuni dettagli sono ricordati in modo estremamente preciso e altre parti invece completamente relegate nell'oblio; arduo compito della terapia è pervenire all’associazione di quanto parcellizzato in piccoli pezzi.

La parte quinta illustra come sia possibile per una persona traumatizzata procedere verso una lenta ma costante riappropriazione del Sé, sia da un punto di vista corporeo che mentale, grazie alla riconnessione tra cervello emotivo e cervello razionale, per riportarli a uno stato di equilibrio. Il cervello emotivo vive in un costante stato di iperarousal che può essere gestito e ricondotto entro limiti funzionali attraverso l'uso di discipline orientali, mindfulness, la riscoperta di relazioni in cui il paziente sperimenta un senso di sicurezza, il contatto fisico con un altro essere umano (ad esempio attraverso il massaggio terapeutico). Per integrare i ricordi traumatici è necessario che le aree cerebrali che si spengono, in seguito al trauma, vengano riaccese, l'uso della terapia cognitivo-comportamentale, della desensibilizzazione e l'utilizzo dei farmaci, tuttavia,non sembrano essere risolutivi. Per superare il trauma risulta di fondamentale importanza rompere il silenzio che chiude la vittima in una dimensione di estraneità verso tutto, anche a se stesso, è possibile iniziare ad accedere al racconto attraverso la scrittura le arti e la musica, trasformare l'esperienza traumatica in un racconto narrabile significa incamminarsi sulla strada della guarigione. In questa parte l'autore illustra l'utilizzo di diverse tecniche e strumenti da lui stesso sperimentati a livello personale e successivamente insegnati: l'emdr, lo yoga e l’arte del teatro.






lunedì 19 febbraio 2018

Water - Il coraggio di amare





India: 1938, le tradizioni sono sacre ... come l'acqua del fiume Gange. Chuya ha solo otto anni quando la sua vita viene segnata per sempre dal marchio della vedovanza, ma...


In un paese in cui il rosso è il colore del matrimonio e il bianco quello del lutto, in cui le strade odorano di dolci fritti, e l'acqua del Gange è sacra e purificatrice, ha luogo la storia della piccola Chuya. È troppo presto quando all'età di sei anni deve indossare il suo shari rosso, la sua attenzione è tutta per la festa intorno a lei, per le numerose leccornie servite al banchetto di nozze e di cui si riempie la pancia, non certo per l'uomo di 40 anni che l'ha chiesta in moglie! È troppo presto diventare una vedova alla sola età di 8 anni, quando ancora non si conosce nulla della vita e dell'amore. 
Una vedova è una donna che ha portato cattiva sorte al marito, e per questo deve vivere nella penitenza eterna, con la testa rasata, indossando indumenti bianchi e facendo in modo che nemmeno la sua ombra tocchi e contamini chi la sfiora passandole accanto. Impossibile per Chuya tornare a casa dopo la cremazione del marito, l'arcigna suocera ha scelto il suo destino e la relega in un Ashram dove tante altre sfortunate condividono la sua stessa sorte. India 1938, Gandhi inizia la propria ascesa, nuove idee fermentano nella cultura indiana...ci sono cambiamenti in vista.
Un film toccante, crudo, in cui l'amore e il desiderio di evoluzione si incontrano e scontrano con credenze antiche e una realtà governata dalle tradizioni in cui il valore dell'essere umano passa in secondo piano. Una colonna sonora pungente e penetrante  sottolinea le vicende dei protagonisti: Kalyani, amica di Chuya; Madumati,  vecchia e grassa vedova a capo dell'ashram; Shakuntala, mamma sostituta di Chuya e amica di Kalyani e Narayan, giovane innamorato dalle idee innovative. Un film da guardare con il fazzoletto in mano.
La brevità della pellicola tuttavia lascia molti passaggi nell'ombra, l'osservatore fatica a comprendere i dettagli e i retroscena che completano e danno forma alla storia dei protagonisti, il libro invece, scritto quasi contemporaneamente all'uscita del film, tratteggia in modo puntuale e lineare tutti i passaggi, arricchendo contenuti e scene di preziosi dettagli che nel film non si colgono. A mio parere leggere il libro prima, e guardare il film dopo aiuta ad apprezzare meglio questa incredibile storia.
Buona lettura/visione!




lunedì 9 ottobre 2017

Giochi, giocatori e giocolieri

Cosa hanno in comune Erik Berne e Sophie Kinsella? Praticamente nulla ... anzi solo il titolo di un libro e il sapere che nella vita ognuno fa il proprio gioco!



Lui nasce nel 1910, canadese di nascita e americano d'adozione, lei vede la luce nel 1969 a Londra dove vive tutt'ora; maschio, psicologo e padre dell'analisi transazionale lui, femmina, laureata in economia e scrittrice di romanzi rosa lei.
Cosa hanno in comune Erik Berne e Sophie Kinsella? 
Praticamente nulla ... anzi solo il titolo di un libro e il sapere che nella vita ognuno fa il proprio gioco!

"A che gioco giochiamo" di Berne, è un classico della psicologia in generale e transazionale nello specifico; attraverso l'accurato uso di linguaggi propri dell'ambito ludico (per esempio le parole premio, ricompensa, perdita) e sociale (per esempio le parole carezza, punizione, genitore, bambino) l'autore analizza le relazioni e le interazioni umane evidenziando come ciascun individuo (o giocatore per l'appunto) si collochi in uno specifico ruolo (per esempio quello genitoriale, del bambino o dell'adulto) o posizione, connotato da caratteristiche peculiari, rispetto al proprio interlocutore. Berne evidenzia una ristretta gamma di ruoli: genitore, bambino ed adulto per la precisione; e una limitata cerchia di interazioni, chiamate giochi (per esempio individua i giochi coniugali, sessuali, di società, ecc). Attraverso la minuziosa analisi verbale e comportamentale di ciascuna parte è possibile comprendere in che modo ognuno contribuisca al mantenimento del proprio ed altrui ruolo o gioco. Il contributo di Berne, è a mio parere una chiave di lettura fondamentale in ogni relazione terapeutica ... ma anche personale.

Completamente differente e di altro genere il libro della Kinsella, che si caratterizza per essere una lettura piacevole e leggera. Sullo sfondo di un campo da tennis non si giocherà una semplice partita, ma una molto più intima e personale, la storia delle vite di tre coppie di coniugi: Patrick e Caroline, Stephen ed Annie, Charles e  Cressida, un padre, Don e sua figlia Valerie. Ognuno ha un motivo per partecipare al week end organizzato dal padrone di casa, ciascuno dovrà giocare un ruolo già immaginato dagli altri. Ma le cose non sempre vanno come pronosticate ... il colpo di scena è in agguato e gli altarini da scoprire sono un piccante pettegolezzo. Ben scritta la trama sul sito di ibs.

In modo più psicologico e tecnico da un lato, più frivolo e leggero dall'altro, entrambi gli autori evidenziano come nella vita ci sia sempre un ruolo da impersonare e un gioco da giocare. A seconda dell'uso che ne potrete fare e dello scopo per cui lo leggerete, vi auguro buona lettura!



lunedì 25 settembre 2017

C'è abito e abito ... c'è the e the ...

Si dice sempre che "l'abito non fa il monaco", affermazione verissima ... tuttavia quell'abito attira parecchio l'attenzione! 

La copertina è l'abito di un libro, è ciò che fin dal primo istante cattura parte del mio interesse: se è colorata, leggera, frizzante o accattivante nella grafica e nelle immagini ecco che la voglia di leggere la trama, per me, aumenta sensibilmente. 
E così è successo proprio per il libro "Le regole del tè e degli amori imperfetti" di Mara Roberti. La copertina dai toni pastello raffigurante diverse tazze da the impilate l'una sull'altra, il titolo originale e un po' sibillino hanno solleticato la mia curiosità! Da sempre mi chiedo perché i testi scolastici e di studio, i saggi, o altri tipi di letture impegnative abbiano costantemente copertine  tristi, anonime e ... pesanti! Per quanto possano poi racchiudere contenuti utili, importanti o fondamentali in alcuni settori, non regalano al lettore un sorriso nemmeno quando quel libro che si sta studiando viene chiuso!
Questa estate avevo bisogno di una lettura piacevole e leggera, che controbilanciasse dei libri di studio più impegnativi ai quali mi sto dedicando in questo momento, ed ecco che mi sono imbattuta nella storia di Elisa. Il libro ha un lessico e una sintassi accuratamente scelti, uno stile di scrittura che mi ha affascinato già dalle prime pagine, oltre una spiccata originalità nella struttura del libro che alterna capitoli del romanzo a capitoli di istruzioni quasi tecniche riguardanti la preparazione del the. Le descrizioni dei personaggi, degli ambienti, ma anche delle azioni sono così minuziose e multisensoriali che l'immaginazione è libera di volare in alto e ricostruire la scena in tutti i singoli dettagli, di sentirne gli odori e i sapori ... e di sognare. Eh già, perché il libro "Le regole del tè e degli amori imperfetti" è un romanzo che racchiude una storia d'amore, non una favola smielata ed iperglicemica ma un amore agrodolce con il lieto fine. 

Nel libro come nella realtà: rilettura "psico" della protagonista





La storia di Elisa, la protagonista di questo romanzo, non è molto diversa dalle storie delle Laura, Chiara o Paola che conosciamo. L'intera trama si regge su un processo di apprendimento che quotidianamente le persone, in modi sempre diversi, compiono.



Cosa succede? (ovvero l'evento traumatico)
Elisa, giovane adolescente, rientra a casa dopo aver trascorso una notte in compagnia di amici ed un ragazzo per lei speciale. Ha fatto esperienza della vera felicità. Sulla soglia della cucina, origliando da dietro la porta socchiusa, apprende la notizia tragica della malattia della madre. La notizia è come una doccia fredda e cancella in un soffio tutta la felicità sperimentata poco prima. La madre morirà e questo sarà per Elisa un trauma.

Cosa impara da questo evento la protagonista? (ovvero lo stile cognitivo)
Che se sei felice accadrà qualcosa di brutto. Ancor prima che avvenga il lutto, nella testa della ragazza si sono associati due pensieri: se sperimenti la felicità + arriva una punizione.

Come si comporta successivamente? (ovvero lo stile comportamentale e il meccanismo di difesa)
Nell'irrazionale tentativo di prevenire un futuro dolore, Elisa si preclude la possibilità di sperimentare ancora una felicità molto intensa. Come se si dicesse "se io non sono più felice come quella volta, non sono a rischio di ricevere un'altra bastonata dalla vita". Ovviamente questo processo mentale non è consapevole. Ecco che Elisa si muove nelle relazioni sentimentali tenendosi un po' ai margini della felicità, in una storia che, tutto sommato, non dà grandi gioie ma proprio per questo è considerata accettabile e abbastanza sicura.

La chiave di volta: cosa innesca il cambiamento? (ovvero la ristrutturazione cognitiva). 
La vecchia Signora Alba, senza saperlo, svolge per Elisa il ruolo del terapeuta. Alba svela alla giovane la storia dei suoi genitori e del loro amore burrascoso, cosa sconosciuta ad Elisa che, avendo vissuto con la madre ha sempre creduto che il papà non fosse con loro perchè morto prematuramente. L'uomo invece, in giovane età, pur amando la madre di Elisa, considerata il suo vero amore, sceglie per senso di dovere/colpa di sposare un'altra donna con la quale era fidanzato già precedentemente. In questo modo il papà ha creduto di preservare da ulteriori sofferenze la fidanzata con la quale è convolato a nozze (per l'appunto la Signora Alba). Alba spiega ad Elisa che il senso di giustizia del marito non ha reso felici tre persone: lei stessa, il marito e la madre di Elisa. Questo permette alla giovane di formulare un pensiero alternativo che sostituisce il precedente: rinunciare alla vera felicità non è protettivo contro la sofferenza. Il nuovo stile cognitivo di Elisa le permette di modificare il proprio comportamento e di innescare importanti cambiamenti nella sua vita.
  

Facendo qualche ricerca in internet ho scoperto che la scrittrice, il cui vero nome è Roberta Marasco in un secondo momento ha deciso di rivedere ed ampliare il romanzo, uscito poi in edizione cartacea con una copertina e un titolo nuovi. Sono contenta di aver trovato la seconda versione solo a posteriori, perchè se fosse stato il contrario probabilmente non mi sarei mai imbattuta in questo romanzo per le motivazioni che spiegavo all'inizio.

Un libro che scalda il cuore, una coccola prima di andare a dormire, caldo, speziato e qualche volta piccante come una buona tazza di tè.


Qual è la tua tazza di the preferita? (clikka per andare alla bacheca)



giovedì 19 febbraio 2015

Il corpo non mente ...


Quando parliamo con qualcuno, siamo proprio sicuri che siano solo le nostre parole a farlo?
I nostri gesti, le nostre posture, mani e piedi ... dicono molto di più!


Buona visione!