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lunedì 26 febbraio 2018

Il corpo accusa il colpo: mente, corpo e cervello nell'elaborazione delle memorie traumatiche - Bessel Van der Kolk



Un manuale denso ma scorrevole, estremamente utile ad ogni terapeuta che voglia comprendere sempre meglio il linguaggio del corpo del paziente davanti a lui, di quel paziente che purtroppo ha conosciuto il lato meno bello della vita e ancora non riesce a raccontarsi l'accaduto. 


"Questo è un libro che ci riguarda. Parla di noi e a noi, e non tanto e non solo come clinici e operatori del settore, ma come esseri umani", così narra l’incipit del libro “Il corpo accusa il colpo”, scritto dal Dr. Bessel Van Der Kolk, psichiatra e clinico che ha dedicato la propria carriera allo studio, comprensione, e alla cura del trauma declinato nelle sue diverse sfaccettature; il trauma che ognuno di noi segretamente spera “non capiti mai a me”, perché in questo modo è più facile da affrontare, razionalizzare … ignorare; un tema che tuttavia, per la professione che un terapeuta sceglie, si troverà a dover guardare da vicino, respirare, sentir pungere sulla pelle. Il libro, strutturato in 5 parti, si snoda attraverso il racconto della carriera lavorativa di Van Der Kolk, degli studi fatti, delle esperienze personali che sono diventate successivamente strumenti di cura; l'autore ci accompagna in questo viaggio partendo proprio dai suoi primi pazienti: i soldati di ritorno dalla guerra del Vietnam per giungere alla Fondazione del Trauma Center e alla sua ampia casistica di pazienti vittime di trauma.
La prima parte: affronta ciò che successe ai soldati di ritorno dalla guerra del Vietnam, quali furono le loro reazioni comportamentali (come per esempio la ricerca di attività pericolose) e le alterazioni biologiche, l'importanza e il ruolo che i farmaci hanno avuto nei primi anni degli studi sul trauma, e quanto il loro utilizzo non sia una soluzione ai terribili eventi vissuti dai pazienti. Segue poi una spiegazione a livello neurologico di ciò che accade alle persone colpite dal trauma e di come il funzionamento cerebrale venga modificato, e di conseguenza come non sia possibile a livello comportamentale e linguistico accedere ad alcune risorse.

Nella seconda parte: viene trattato in modo dettagliato il funzionamento cerebrale in relazione all'elaborazione di informazioni provenienti dall'esterno e come un'esperienza traumatica modifichi il funzionamento di specifiche aree cerebrali e di conseguenza: comportamenti, pensieri ed emozioni del paziente. I cambiamenti neurologici si traducono in una perdita del proprio corpo e del senso di sé, elementi fondanti da recuperare all'interno di una terapia. Situazioni traumatiche possono originare risposte completamente diverse: attacco o fuga in contrapposizione a congelamento. Avere una visione chiara in questo senso è determinante nell' impostazione e scelta terapeutica.

La parte terza esamina la teoria dell'attaccamento con particolare interesse alle sue origini, a quali pensieri, comportamenti e rischi l’attaccamento predisponga, l'importanza e le conseguenze che derivano dall'atteggiamento del caregiver. Procede dando voce al corpo: a come cioè pazienti che hanno subito traumi dell'infanzia possano manifestare un disagio a livello del corpo, a volte senza che ci sia consapevolezza, per esempio attraverso il cutting o l'obesità. Fare diagnosi di disturbo post traumatico da stress è da sempre stato molto difficile, anche a causa dell’assenza di una appropriata etichetta diagnostica che in passato ha comportato, per i pazienti, un’attribuzione erronea di una moltitudine di disturbi sempre diversi, proprio a causa di una dispercezione della relazione esistente tra il trauma e la sua manifestazione psichica e corporea. 

La quarta parte è dedicata alla modalità in cui, in seguito a un trauma, la memoria autobiografica immagazzini il ricordo in modo frammentario e come questo possa essere riattivato in modo forte da specifici trigger. L'esperienza traumatica crea dissociazione, i racconti sono un insieme di pezzi sconnesso e senza un filo coerente, alcuni dettagli sono ricordati in modo estremamente preciso e altre parti invece completamente relegate nell'oblio; arduo compito della terapia è pervenire all’associazione di quanto parcellizzato in piccoli pezzi.

La parte quinta illustra come sia possibile per una persona traumatizzata procedere verso una lenta ma costante riappropriazione del Sé, sia da un punto di vista corporeo che mentale, grazie alla riconnessione tra cervello emotivo e cervello razionale, per riportarli a uno stato di equilibrio. Il cervello emotivo vive in un costante stato di iperarousal che può essere gestito e ricondotto entro limiti funzionali attraverso l'uso di discipline orientali, mindfulness, la riscoperta di relazioni in cui il paziente sperimenta un senso di sicurezza, il contatto fisico con un altro essere umano (ad esempio attraverso il massaggio terapeutico). Per integrare i ricordi traumatici è necessario che le aree cerebrali che si spengono, in seguito al trauma, vengano riaccese, l'uso della terapia cognitivo-comportamentale, della desensibilizzazione e l'utilizzo dei farmaci, tuttavia,non sembrano essere risolutivi. Per superare il trauma risulta di fondamentale importanza rompere il silenzio che chiude la vittima in una dimensione di estraneità verso tutto, anche a se stesso, è possibile iniziare ad accedere al racconto attraverso la scrittura le arti e la musica, trasformare l'esperienza traumatica in un racconto narrabile significa incamminarsi sulla strada della guarigione. In questa parte l'autore illustra l'utilizzo di diverse tecniche e strumenti da lui stesso sperimentati a livello personale e successivamente insegnati: l'emdr, lo yoga e l’arte del teatro.