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mercoledì 13 novembre 2019

Emdr: cosa ci succede dopo un'esperienza negativa?


Quando viviamo un'esperienza negativa, come per esempio il lutto di una persona cara, una malattia, una violenza fisica o psicologica, ma anche situazioni meno gravi quali un'umiliazione o un litigio, ci sentiamo addosso la sensazione che quell'evento ci abbia lasciato un segno permanente ... a volte indelebile. Può accadere di ricordare con estrema nitidezza e dovizia di particolari quella specifica situazione. 
Come mai ci succede questo?
Questo accade perché sembra esserci uno squilibrio nel sistema nervoso causato forse da cambiamenti a livello dei neurotrasmettitori, questo squilibrio permette all'evento disturbante di essere conservato a livello neurologico sotto forma di immagini, suoni, emozioni e sensazioni fisichePensate per esempio a una situazione per voi traumatica e magari accaduta molto tempo fa, non siete ancora in grado di rivedere le immagini in modo nitido e preciso? Di ricordare le parole dette in modo dettagliato? O di sentire ancora un certo rumore o odore sperimentato a quel tempo?  E non vi capita anche, qualora proprio quelle parole, quell'odore o rumore si manifesti nella vostra quotidianità di vivere ancora uno stato fisico ed emotivo simile o uguale a quello sperimentato nel passato? 
Questo accade proprio perché il ricordo originale, conservato in modo disturbante, può essere ancora innescato da stimoli interni o esterni, e presentarsi sotto forma di reazioni fisiche ed emotive, incubi, flashback, pensieri intrusivi.  
L'ipotesi alla base dell'emdr è che i movimenti oculari, ma anche tipi di stimolazione alternativa, riattivino un meccanismo fisiologico in grado di elaborare la situazione negativa sperimentata. 
Il modello teorico sul quale si basa l'emdr è quello dell'elaborazione accelerata dell'informazione, che sostiene che il corpo sia in grado di guarire dopo una ferita; tuttavia la guarigione a volte può essere interrotta dalla presenza di un ostacolo, che se rimosso lascerà al corpo la possibilità di continuare a guarire. L'ostacolo in questo caso è proprio l'informazione disfunzionale bloccata a livello neurologico, ovvero quella particolare immagine, suono, rumore che ci è rimasto in mente.
Il nostro cervello è un insieme intricato di neuroni, che fanno contatto gli uni con gli altri e che in questo modo creano reti interconnesse, quando nella nostra vita accade un trauma, è come se quella determinata informazione, immagine, emozione, pensiero o sensazione del corpo, si congelasse in una specifica rete neurale e rimanesse lì in modo durevole nel tempo. In qualche modo quella rete  è isolata perché non più in grado di fare un buon contatto con le altre, di conseguenza non è possibile che l'informazione traumatica esca e che informazioni più adattive entrino. L'elaborazione di una situazione traumatica avviene proprio quando questa rete neurale si sblocca e ritorna a fare un buon contatto con le altre.

E' possibile riattivare la guarigione che si è "bloccata"? 
Sì, è possibile, e ne parleremo nel prossimo post!

Vi aspetto mercoledì prossimo, arrivederci!





mercoledì 6 novembre 2019

EMDR: una scoperta casuale camminando nel parco


Quante cose si scoprono per caso? Così, senza che ci sia una consapevole intenzione; il momento è quello giusto, le condizioni ottimali e ... ta-ta ... fortuitamente si scopre qualcosa di importante. 
E proprio così nasce l'EMDR, comparendo in modo del tutto inaspettato  agli occhi di Francine Shapiro. 

"Un giorno, passeggiando in un parco, notai che alcuni pensieri inquietanti che avevo erano improvvisamente spariti; notai inoltre che quando ritornavo con la mente a quei pensieri essi non erano più disturbanti e presenti come prima. L'esperienza mi aveva insegnato che i pensieri disturbanti (...) tendono a manifestarsi fino a quando coscientemente si fa qualcosa per fermarli o cambiarli. Ciò che mi colpì quel giorno fu che i miei pensieri disturbanti stavano sparendo e modificandosi senza alcuno sforzo cosciente." - (Shapiro F., EMDR  desensibilizzazione e rielaborazione attraverso movimenti oculari, MC Graw-Hill, Milano, 2000). 

Da quel momento iniziarono prima le osservazioni, il notare che mentre gli occhi si muovevano diagonalmente i pensieri negativi e la carica emotiva ad essi legata si affievoliva notevolmente, e successivamente gli studi. Nel Maggio 1987, una scoperta del tutto casuale, diventa l'inizio di una terapia che ad oggi è in grado di aiutare tantissime persone: in quell'anno nasce l'emdr. 

Dopo 32 anni dalla scoperta, gli studi scientifici, per spiegare come funzioni e perché questo strumento abbia esiti positivi, continuano ad essere condotti nei laboratori delle università o dei centri di ricerca, nelle cliniche e negli ospedali di tutto il mondo. Le prime terapie furono condotte con vittime di stupri o di molestie, con i reduci del Vietnam, tutte persone altamente traumatizzate e con una diagnosi di disturbo da stress post-traumatico sulle spalle; ma ad oggi sono sempre di più i contesti nei quali, terapeuti esperti, applicano e sperimentano i risultati di questa singolare scoperta.
Francine Shapiro, scomparsa proprio quest'anno, ha lasciato un'eredità importante a tutti i terapeuti che  con passione e impegno mettono questo strumento al servizio dei propri pazienti.


"Sembra sempre impossibile finché non viene realizzato."
(Nelson Mandela)




lunedì 4 novembre 2019

EMDR: Una terapia per la riprocessazione di esperienze traumatiche e stressanti

Risultati immagini per convegno emdr milano

Capita raramente che arrivi in studio un paziente chiedendo di fare terapia EMDR, più spesso sono io a trovarmi a proporla perché so, e ritengo che sia uno strumento valido per la desensibilizzazione e riprocessazione di episodi traumatici o stressanti. 
Non è ancora così diffuso sentire parlare della terapia "basata sui movimenti oculari", sono relativamente poche le persone che ne hanno sentito parlare o i medici che la conoscono e consigliano. C'è ancora tanto da fare per portare alle orecchie delle persone che metodi per affrontare il malessere psicologico e anche fisico ci sono, e ancor più da fare per introdurre l'EMDR in una moltitudine di contesti. 
L'associazione EMDR Italia in questi anni ha fatto tantissimo in questo campo, ed è stato sorprendente ascoltare colleghi spiegare e raccontare come loro abbiamo utilizzato l'EMDR nei contesti più disparati (forze armate, dell'ordine, unità di crisi della Farnesina, comuni, scuole, ospedali, assl e ssn).

A fine settembre infatti c'è stato il congresso per celebrare i 20 anni dell'associazione EMDR Italia, tre giorni dedicati alle ricerche, ai risultati e alle testimonianze di chi ha toccato con mano e sperimentato su di sè la tecnica.
È stato molto bello ascoltare i racconti di persone "non addette ai lavori" rispetto a come la terapia li abbia aiutati a tornare a stare bene dopo episodi traumatici. Commuoventi e toccanti gli interventi di chi è passato attraverso malattia oncologica, sequestro, catastrofi naturali, attentati, e abbia ritrovato pace e sicurezza dopo l'intervento EMDR. 

Ancora più bello ed interessante conoscere i resoconti di anni di ricerche e studi, che professionisti provenienti da diverse parti del mondo stanno attuando da tempo con risultati positivi: appassionante l'intervento di Marco Pagani sull'impatto neurobiologico e clinico dell'EMDR, impegnativo e tecnico quello di Martin H. Teicher sulle conseguenze del maltrattamento in età infantile, caldo e stimolante quello di Ana M. Gomez sull'intervento con bambini con trauma complesso, ricco di speranza e spunti quello di Maria Lehnung sulla depressione e puntuale e utile quello di Peter Lieberman sulle memorie patogene. 

L'EMDR diventa sempre più una terapia basata su evidenze scientifiche, in grado di aiutare i pazienti a desensibilizzare e riprocessare eventi traumatici e stressanti. "Le basi di queste evidenze sono pubblicate sulla Cochrane, sul NICE, OMS, e le conclusioni sono che l’EMDR è efficace nel ridurre i sintomi clinici, nel migliorare il funzionamento e la qualità della vita" - (Fernandez I., 2019, Milano).

Ma come è nato, cos'è, come funzione e quando si applica l'EMDR? Scopriamolo insieme poco alla volta attraverso semplici post e informazioni fruibili da tutti.

A mercoledì con il prossimo post!



martedì 13 agosto 2019

Perchè lo PSICOLOGO fa ancora così PAURA? - 10° pregiudizio


E dulcis in fundo ... il più divertente!

Lo psicologo è una creatura fantastica, dotata di poteri straordinari che gli conferiscono l'abilità, nel giro di pochi minuti, di  capire esattamente chi ha di fronte, leggerne i pensieri, conoscere il suo passato e sapere esattamente cosa stia pensando in quel momento. Lui è talmente dedito al proprio lavoro che anche quando prende un aperitivo con degli amici pensa costantemente a che tipo di madre essi abbiano avuto, oppure, durante una una cena in famiglia deduce da come la suocera ha cucinato il pollo, quale siano state le sue intenzioni rispetto all'invito fatto alla nuora. 

E poi vogliamo parlare delle vacanze? Quale occasione migliore per stare a contatto con una moltitudine di persone nuove (vicini di ombrellone, camerieri dell'hotel, le signore che sistemano le camere, ecc) che gli raccontano la storia della loro vita, dato che hanno scoperto il lavoro che fa, e sono desiderosi di conoscere esattamente il significato di quel sogno che fanno in modo ricorrente. Lo psicologo ama e desidera ardentemente ascoltare e comprendere in ogni minuto della giornata il passato, i segreti più personali, le lamentale di tutte le persone che ruotano nel suo raggio di azione; proprio come succede a un elettricista che durante il proprio soggiorno al mare decide di sistemare tutte le prese di corrente dell'appartamento preso in affitto, o alla parrucchiera che quando trascorre via il week end fa lo shampoo e la piega a tutto il personale dell'albergo.

Ti prego ... quando uno psicologo non è nel proprio studio, dimenticati del lavoro che fa. Quando è impegnato a vivere la propria vita pensa che è una persona proprio come te, con i suoi pensieri, le sue fatiche e la voglia di staccare la spina ... salva uno psicologo, contribuirai a migliorare il lavoro con i suoi pazienti!

E con questo ultimo, e certamente ironico commento rispetto al 10° pregiudizio, concludo questo excursus riflessivo rispetto ai preconcetti che ancora oggi esistono sulla figura dello psicologo.

Nella speranza di averti fatto riflettere, e anche un po' divertire ti saluto.